lunedì 14 ottobre 2013

A che serve un Perepè- Andrea Pazienza


A che serve un Perepè

Un giorno un cavallo, un perepè e una margherita giallo mare se ne andavano a spasso per il mondo.
“ALT!” 
disse il Gran Maestro dei Grigi sbucando da un cespuglio.
“Le margherite non vanno a spasso, lo sanno tutti! Quindi la favola finisce qua!”
“No, la margherita la porto con me” 
disse il cavallo
“Ciao” 
disse la margherita che era molto bene educata.

E i tre continuarono la passeggiata e il cavallo portava la margherita sulla groppa.
“UN MOMENTO!” 
disse di nuovo il Gran Maestro dei Grigi “chi ha mai sentito parlare di una margherita giallo mare? Il mare è blu! Lo sanno tutti, quindi la favola finisce qua!”
“No, guarda, quando il sole tramonta, il mare ha tutti i colori!”
disse il cavallo.
“Bah!” 
disse il Gran Maestro dei Grigi.

E i tre continuarono a girare il mondo in lungo e in largo.
“FERMI!”
disse ancora il Gran Maestro dei Grigi che era proprio uno scocciatore.
“Come mai tu che sei un cavallo parli, e questa margherita mi ha detto ciao? I cavalli non parlano, lo sanno tutti! Quindi la favola finisce qua!”
“Ma no! I cavalli parlano, solo che gli uomini non li capiscono. E la margherita, anche lei parla, sennò come faceva a salutare?”

E i tre continuarono la passeggiata ridendo e scherzando.
“FERMI TUTTI!” 
disse ancora il Gran Maestro dei Grigi “e va bene il cavallo parlante, va bene la margherita giallo mare, ma un perepè? A che serve un perepè?”
“Serve perché, quando c’è uno scocciatore come te, lui salta e fa: PEREPE’ PEREPE’!!!”

Andrea Pazienza detto Paz










sabato 7 settembre 2013

La Scuola comico-onirica di Maurizio Salabelle


Maurizio Salabelle (Cagliari 1959-Pisa 2003)  è stato uno degli autori più spiazzanti della narrativa italiana contemporanea. Gli scrittori prediletti da Salabelle e dai quali è stato influenzato sono gli italiani Federigo Tozzi, Giorgio Manganelli, Luigi Malerba e Lucio Mastronardi, i francesi Gustave Flaubert e Georges Perec, lo svizzero Robert Walser e l’austriaco Thomas Bernhard.  Si tratta di autori tutti accomunati dal fatto di essere dei “visionari” , come del  resto anche Salabelle. Essi, attraverso la rappresentazione verbale dei loro sogni, deliri e allucinazioni, oltre a inquietare e intimorire, presentano sempre un lato comico perché le loro visioni fanno anche sorridere.
Nei romanzi di Salabelle prende forma un mondo comico e allo stesso tempo malinconico in cui circolano personaggi goffi, assonnati, sognanti, completamente strampalati e pieni di tic, che non si sentono a casa in nessun posto.

Tra i libri di Salabelle che, oltre a essere scrittore, è stato anche insegnante, uno dei più noti è Il maestro Atomi, opera di irresistibile comicità dedicata al mondo della scuola.
Il maestro Atomi viene pubblicato nel 1997 dalla casa editrice Comix e successivamente, dopo essere stato rivisto dallo stesso autore, nel 2004 nelle Edizioni Casagrande.
In una scuola elementare fantastica e onirica, reinventata attraverso gli occhi di un ragazzino che costituisce la voce narrante, Salabelle immette le più svariate invenzioni comiche. Nel libro è rappresentato un mondo infantile che scorre senza orientamento come un’epoca di felice confusione, generando un sorriso irriverente. In questa stravagante scuola governata dal caso e da un’imprevedibile follia si dipanano, in un inestricabile nodo, le storie allucinate di studenti buffi e maestri maniacali.

I piccoli alunni maschi hanno un’aria addormentata, inebetita e malinconica, e la faccia tutta sudata e odorante di formaggio rancido. Tossicchiano nervosamente, s’infilano le dita dentro le narici e, con timide alzate di mano e debole tono di voce, rivolgono domande insolite e inopportune al loro insegnante. Quando vedono una femmina della loro età, sentendosi profondamente a disagio e imbarazzati, diventano tutti rossi nel volto, emettono sospiri languidi e si grattano dappertutto nervosamente. L’universo femminile per questi piccoli studenti è avvolto da un alone di mistero che suscita un desiderio irrefrenabile misto a paura e timore reverenziale nei confronti delle coetanee studentesse. Così i maschietti, nel tentativo di possedere i segreti e il mistero della femminilità, ritagliano foto di donne seminude da riviste scandalistiche e da cataloghi di biancheria intima, le  nascondono  sotto il letto e la sera, prima di andare a dormire, le guardano a lungo con cupidigia, cercando di sentire il loro profumo, ma avvertendo solo un impalpabile odore di carta mista a inchiostro.

Il lunatico maestro Gennaro Atomi impartisce ai piccoli alunni lezioni più di scaltrezza che di cultura, interrogandoli non sull’aritmetica o sulla grammatica ma sull’uso degli elettrodomestici. Ha il viso pieno di cicatrici e un alito odorante di cipolla soffritta e finocchio, è perennemente distratto e non fa altro che sbattere le ginocchia contro il cassetto aperto della cattedra. Il maestro Atomi va e torna, si assenta e ritarda, ed è sostituito o affiancato da personaggi altrettanto comici e assurdi. Compare infatti nel libro, in sostituzione del mitico e imprevedibile titolare di cattedra, il supplente Gelli che, oltre a mangiarsi continuamente la pelle delle dita e a inghiottire pillole contro la calvizie, conduce bizzarri esperimenti scientifici, tentando di ricreare in una pentola da cucina le condizioni di quel brodo primordiale in cui la vita si sarebbe manifestata per la prima volta. E c’è anche l’aiuto-maestro Apini, dinoccolato e con un’altezza talmente fuori dai canoni da dover procedere tutto curvo come se non ce la facesse a sostenere il collo; questi è un sabotatore della conoscenza, completamente avulso da qualsiasi logica didattica, che gira tra i banchi suggerendo agli alunni cose completamente sbagliate e riducendo i loro quaderni a brandelli.


Completano il quadro della scuola comico-onirica "dipinta" da Salabelle i bidelli che, con la loro faccia piena di macchie, il colorito rossastro e le labbra scure e sempre umide, assomigliano a degli alcolizzati cronici.

Alla fine del libro ti viene da pensare che l'ideale prosecuzione del percorso di studi di questi piccoli, goffi e impertinenti studenti, usciti fuori dall'estrosa penna di Salabelle, potrebbe essere data dal tragicomico liceo,caratterizzato da insegnanti buffi e grotteschi, che Federico Fellini ha "inventato" e magistralmente rappresentato nel suo bellissimo film Amarcord.

Il Maestro Atomi è uno dei più bei libri di narrativa sul mondo della scuola e dell’infanzia, e merita di essere letto almeno una volta nella vita.




mercoledì 17 luglio 2013

L'Artista è sempre un Bambino- Vincenzo Cerami



"L’artista è sempre un bambino, è ricco finché non diventa ricco. La sete di denaro lo uccide. Più il suo conto in banca aumenta più diminuisce il suo talento. Ho conosciuto tanti poeti, straordinari per integrità e naturalezza. Alcuni sono ancora là, nella storia, giocosi e innocenti, creativi fino alla fine dei loro giorni. Vanno considerati alla stessa stregua dei santi e dei geni dell’umanità. Ma gran parte di loro li ho visti spegnersi quando hanno cominciato a smaniare per il successo. I soldi, spesso così tanti da non poter essere tutti spesi e goduti, trasformano un artista in un idiota che crede di essere ormai un vate, un messaggero di valori tanto altisonanti quanto insinceri e patetici. Non c’è essere umano più corrotto di un artista che si vende l’anima.
L’arte, per definizione, è purezza. Il candore ha un prezzo, e l’artista lo paga fino in fondo. Per lui un’invenzione poetica è un gesto che regala al mondo senza contropartite. Quando non è più generoso diventa un servo. L’artista autentico non cerca i grandi numeri, ne vuole pochi, che poi diventano tanti al di là della sua volontà.
Ma, se ancor prima di pensare ad esprimere il proprio talento, calcola quanto può ricavarci, vuol dire che ha rinunciato a se stesso, si trasforma in un commerciante, volgare perché monetizza l’arte, un dono di Dio.
Il risultato finale è che l’artista venduto diventa una caricatura, un cialtrone che pensa solo a riempirsi le tasche e scredita l’arte. È un piazzista. Finisce cioè per disperdere le sue qualità al solo scopo di rimpinguare il conto in banca.
Per fortuna ci sono artisti che sono rimasti tali fino all’ultimo giorno della loro vita.
Gli affaristi sono destinati a morire senza lasciar traccia."

Per fortuna ci sono artisti che sono rimasti tali fino all’ultimo giorno della loro vita. Come Vincenzo Cerami.

Vincenzo Cerami (2 Novembre 1940- 17 Luglio 2013)














lunedì 8 luglio 2013

Rutti della nonna all'uovo fresco che puzza ancora del culo della gallina

"Mia nonna quando faceva i rutti non erano rutti di cocacola e pepsicola. Erano rutti che sapevano di ovo fresco. Mia nonna all'ovo gli faceva un buco con l’unghia lunga del mignolo e se lo beveva. Diceva sempre: -Com'è fresco quest’ovo! Ha ancora la puzza del culo della gallina.”

Ascanio Celestini, "La pecora nera"




    
    Salvador Dalì, "L'Aurora"





Gigi Meroni e la sua amica gallina



                                       
                                     Lucio Battisti  "Il leone e la gallina"

venerdì 28 giugno 2013

Da costa a costa di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini: Un tragicomico viaggio a prezzi stracciati

Da costa a costa
di Lorenzo Bracco e Dario Voltolini
BookSprint Edizioni, 2012


Da costa a costa è un libro molto piacevole che racconta l’esilarante viaggio in crociera di due amici, lo psicoterapeuta L e il paziente D. Si tratta di un divertentissimo diario di bordo, scritto a quattro mani da Dario Voltolini (D), uno dei migliori narratori italiani contemporanei, già autore del piccolo capolavoro Forme d’onda, e da Lorenzo Bracco (L), medico di chiara fama.

Per cercare di “leccare le loro ferite” e svagarsi un po’, D e L decidono di fare assieme una settimana di vacanza scacciapensieri e, approfittando della promozione di una crociera a prezzi stracciati, finalmente partono, portandosi nel viaggio i loro modi d’essere, le loro manie e fissazioni, e i loro piccoli problemini.
D, essere sventurato e camaleontico, si trasforma in conseguenza del contesto in cui si trova: è santo quando la gente si aspetta di lui che sia santo, ubriacone quando la gente vuole che lui sia un ubriacone. E se mangia latte o latticini di mucca emette un odore di topo morto.
Il lagnoso e sfortunato L, invece, può mangiare solo cibi senza glutine e ha una gamba rotta, causa di una serie di disavventure che solo a raccontarle ci vorrebbe un altro libro.

I due, eredi marittimi di Don Chisciotte, narrano le loro mirabolanti avventure all’interno della nave, dotata di ogni comfort e con varie strutture ricreative, come la palestra:
Le loro movenze nella sala ginnica sono misurate  precise, agili e leggiadre come due Tir che fanno manovra nell’area di parcheggio dell’autogrill”
e il teatro 
“Il posto in prima fila, che, non si sa come mai, è rimasto libero per noi nonostante il ritardo, offre l’opportunità di vedere lo spettacolo da sotto le gonne delle ballerine.”

Non da meno sono le tragicomiche peregrinazioni dei due amici nelle varie tappe di fermata del percorso, dalla costa adriatica a quella tirrenica: Venezia, Bari, Corfù (con il suo monastero ortodosso di Paleokastritsa, popolato da 8 monaci e 32 gatti), Malta, Napoli, Genova, Marsiglia e Livorno.

Nel libro vengono perfino raccontati gli inconvenienti, incontrati durante il processo di scrittura del diario di bordo, che producono ulteriori lampi di comicità
“Un momento, perché D si è ferito mentre scriveva. Alle parole di L, D che era al computer girò il viso e andò a urtare contro la propria unghia ferendosi la guancia. Comunque si riprende prontamente come un antico guerriero e ricomincia a pestare sul computer.”

Finito il libro ti resta una sensazione di freschezza e di allegria, e sembra quasi che a essere andati in crociera siete stati in tre: tu, Bracco e Voltolini.





giovedì 13 giugno 2013

"Incubi sintetici, deliri artificiali" di Deborah Tagliarini

Incubi sintetici, deliri artificiali
di Deborah Tagliarini
2013


Incubi sintetici, deliri artificiali, opera d’esordio di Deborah Tagliarini, è un libro visionario e racconta la storia di Marina, una giovane donna che, a causa del suo carattere particolare e della sua condotta di vita sopra le righe, non riesce a intrattenere rapporti normali con nessuno. 

Così, mal sopportata dal padre, un giorno viene cacciata fuori di casa e se ne va a vivere da sola. 

Marina adora stare male, le piacciono le situazioni ingestibili, cerca gli amori impossibili, è attratta da tutto ciò che è notturno, pericoloso e auto-distruttivo. 

La protagonista, in preda a continue sbronze e a deliri e incubi di ogni sorta, un giorno incontra Giorgio. A partire da quel momento tutto sembra cambiare nella sua testa e nel suo cuore: Giorgio è per Marina la speranza di una vita migliore, una vita che però alla fine si rivelerà amara.

Lo stile del libro è semplice ed essenziale, ma mai banale. 
Quella di Deborah Tagliarini è una scrittura sottilmente ironica, intrisa di riferimenti musicali e artistici

Katia ha i capelli arruffati e il trucco sbavato. Vista così, sgraziata e malvestita, sembra appena uscita da un bordello o da un quadro di Henri de Toulouse- Lautrec.”


Le ambientazioni dei luoghi sono perfettamente caratterizzate, con un’attenzione minuziosa verso i particolari

“Il paesino in cui risiedo conta circa trentacinquemila abitanti. Posta simmetricamente al centro, troneggia una grossa fontana di pietra corredata di puttino urinante e di graffiti magenta.”


I personaggi vengono rappresentati in modo colorito e con una buona dose di humour, catturati nelle situazioni più ridicole. Non viene risparmiata neppure la protagonista, come nel caso della tragicomica scenetta della sua vestizione prima di recarsi a un matrimonio

“Questa mattina la cerniera del mio vestito elegante non vuole salire. L’ho lubrificata con olio alle mandorle, con olio extravergine, vasellina, brillantina, cera d’api. È l’unico vestito elegante che vanto nel mio guardaroba e, sebbene dopo svariati tentativi la cerniera abbia deciso di compiere la propria scalata, il risultato è comunque disastroso. Spiccano, in rapida successione, la totale assenza di tette, il dosso alcolico, un culo quasi concavo e una fragranza di frittella candita. È l’unico vestito elegante che ho e non posso indossarlo.”


Incubi sintetici, deliri artificiali, pur narrando una vicenda dura e triste, non è il solito libro strappalacrime, ma è una storia dal forte impatto emozionale, piacevole da leggere dall’inizio alla fine.







Il libro può essere acquistato ai seguenti link:




Parte del ricavato del libro sarà devoluta al Centro Studi Giorgio Manganelli (http://manganelli.altervista.org/html), associazione culturale che si occupa di valorizzare e promuovere gli scritti di uno dei più grandi autori italiani del Novecento.







domenica 28 aprile 2013

Gli amori delle tartarughe







Ci sono due tartarughe nel patio: maschio e femmina. Slack! Slack! I gusci sbattono uno sull’altro. E’ la stagione degli amori. Il signor Palomar, non visto, spia. Il maschio spinge la femmina di fianco, torno torno al rialzo del marciapiede. La femmina sembra resista all’attacco, o almeno oppone un’immobilità un po’ inerte. Il maschio è più piccolo e attivo; si direbbe più giovane. Prova ripetutamente a montarla, da dietro, ma il dorso del guscio di lei è in salita e lui scivola. Ora dovrebbe essere riuscito a mettersi nella posizione giusta: spinge a colpi ritmici, pausati; a ogni colpo emette un ansito, quasi un grido. La femmina sta con le zampe anteriori appiattite sul terreno, il che la porta a sollevare la parte di dietro. Il maschio annaspa con le zampe anteriori sul guscio di lei, tendendo il collo in avanti, sporgendosi a bocca aperta. Il problema con questi gusci è che non c’è modo d’afferrarsi, e del resto le zampe non fanno nessuna presa. Ora lei gli sfugge, lui la rincorre. Non che lei sia più veloce né molto decisa a scappare: lui per trattenerla le dà dei piccoli morsi a una zampa, sempre la stessa. Lei non si ribella. Il maschio, ogni volta che lei si ferma, tenta di montarla, ma lei fa un piccolo passo avanti e lui scivola e batte il membro per terra. E’ un membro abbastanza lungo, fatto a gancio, con cui si direbbe lui riesca a raggiungerla anche se lo spessore dei gusci e la positura malmessa li separano. Così non si può dire quanti di questi assalti vadano a buon fine, quanti falliscano, quanti siano solo gioco, teatro.  E’ estate, il patio è spoglio, tranne un gelsomino verde in un angolo. Il corteggiamento consiste nel fare tante volte il giro del praticello, con inseguimenti e fughe e schermaglie non delle zampe ma dei gusci, che cozzano con un ticchettio sordo. E’ tra i fusti del gelsomino che la femmina cerca d’intrufolarsi; crede – o vuol far credere – che lo fa per nascondersi; ma in realtà quello è il modo più sicuro per restare bloccata dal maschio, immobilizzata senza scampo. Ora è probabile che lui sia riuscito a introdurre il membro come si deve; ma stavolta stanno tutti e due fermi fermi, silenziosi. Quali siano le sensazioni di due tartarughe che s’accoppiano, il signor Palomar non riesce a immaginarselo. Le osserva con un’attenzione fredda, come se si trattasse di due macchine: due tartarughe elettroniche programmate per accoppiarsi. Cos’è l’eros se al posto della pelle ci sono piastre d’osso e scaglie di corno? Ma anche quello che noi chiamiamo eros non è forse un programma delle nostre macchine corporee, più complicato perché la memoria raccoglie i messaggi d’ogni cellula cutanea, d’ogni molecola dei nostri tessuti e li moltiplica combinandoli con gli impulsi trasmessi dalla vista e con quelli suscitati dall’immaginazione? La differenza sta solo nel numero dei circuiti coinvolti: dai nostri recettori partono miliardi di fili, collegati col computer dei sentimenti, dei condizionamenti, dei legami tra persona e persona… L’eros è un programma che si svolge nei grovigli elettronici della mente, ma la mente è anche pelle: pelle toccata, vista, ricordata. E le tartarughe, chiuse nel loro astuccio insensibile? La penuria di stimoli sensoriali forse le obbliga a una vita mentale concentrata, intensa, le porta a una conoscenza interiore cristallina… Forse l’eros delle tartarughe segue leggi spirituali assolute, mentre noi siamo prigionieri d’un macchinario che non sappiamo come funziona, soggetto a intasarsi, a incepparsi, a scatenarsi in automatismi senza controllo…Capiranno meglio se stesse, le tartarughe? Dopo una decina di minuti d’accoppiamento, i due gusci si staccano. Lei avanti, lui dietro, riprendono a girare intorno al prato. Adesso il maschio resta più distaccato, ogni tanto annaspa con una zampata sul guscio di lei, le si mette un po’ addosso, ma senza molta convinzione. Tornano sotto il gelsomino. Lui le morde un po’ una zampa, sempre nello stesso punto.

Tratto da Palomar di Italo Calvino, Einaudi 1983